Wednesday, July 6, 2011

La ruota

Gira, la ruota, gira
Senza sosta, inarrestabile
E nel suo mulinare
Ecco che sgorga, pura,
L’acqua della vita
E cambiano i colori
Su questa iridescente
Tavolozza d’emozioni
Buona per colorare la Salvezza.

È un turbinio di desideri
Ed è una fuga di nembi al tramonto
E sfumano i contorni del suo viso
in un’idea d’Amore,
Dolce come il lasciarsi andare
nel sonno che ristora
Bello come visione di un Messaggio
Fugace e senza tempo, ché tempo non ha
Scritto dentro di noi, marchio di Fuoco.

Danilo Sidari - 2011

Monday, June 13, 2011

LAVORARE CON LENTEZZA



....allora siamo d' accordo Enzo: 8 ore di spettacolo a 20 euro l'ora fanno 160 euro! Piu' i contributi, piu' il pranzo al ristorantino italiano dietro l' angolo, piu' 3 bottiglie di Shiraz 2004 della Barossa Valley, di quello buono...!

Friday, May 6, 2011

Insonnia...ma non troppo!

A tratti, alcune notti,
del dormir colgo lo spreco
quand'ovvio m'appare il desiderio
del sorriso tuo di bambina
della pelle tua di seta
dell'afrore tuo di femmina.
E allor per non svegliarti
m'addormento e ti sogno.

Danilo Sidari - 03/05/2011 - ore 03,00

Friday, April 22, 2011

Pasqua di rivoluzione...



...ché la grandezza della figura "storica" di Cristo sta nella forza anarchico-rivoluzionaria delle cose che disse e che fece. E per le quali, guarda caso, pago' con la vita. Buona Pasqua di autocoscienza, di libertà, di indipendenza, di amore.

Monday, April 4, 2011

Una notte alla stazione di Strathfield

C.B.

In una notte come questa
che i binari sono stringhe d’energia.
E i treni sono nubi bianche
che corrono lontano.
E gli alberi son verdi e frondose orchestre,
che suonano struggenti melodie
di foglie e violoncelli.
E i lampioni sono stelle di trapunta
per questo cielo di blu, puro cobalto.
In una notte come questa, dicevo,
t’intravedo nuovamente,
Infinito,
in due occhi di bambina
che sorridono saggi, eppure ancor stupiti,
a una nuova promessa d’amore.

Danilo Sidari - 30/03/2011 - tardi

Wednesday, March 30, 2011

ETERNA LUNA

Quarta ed ultima puntata

Nel 1996 esce l’album  “Nessun pericolo…per te” di Vasco Rossi  che contiene la canzone Sally. Un brano struggente che in una escursione di qualche minuto riesce a darci un quadro completo della vita vissuta e delle emozioni di una donna a cui la vita ha regalato parecchie amarezze e che quindi guarda con pacata noncuranza al suo presente di donna matura. Alla fine della canzone però la protagonista ha un guizzo di speranza nel futuro che le viene dalla constatazione che anche gli errori commessi sono serviti, che non è tutto sbagliato, che forse qualcosa s’è salvato. In una intervista rilasciata al solito Vincenzo Mollica, Vasco Rossi parla di un incontro avvenuto con una donna in una località balneare del sud della Francia. Una donna non più giovanissima che non si lascia più  travolgere dalle illusioni ed è più cosciente della realtà. Se ne può dedurre che a seguito della conversazione avuta con questa signora, Vasco Rossi abbia colto e tratto ispirazione da questa figura femminile che ripensa alla sua vita, alle sue scelte sbagliate, agli errori che ha commesso, al dolore che ha subito per colpa di altri. Nella parte finale però, sia per un collaudato approccio compositivo che  prospetta un finale meno cupo e deprimente, sia per una precisa scelta filosofica che appartiene a Vasco Rossi, la protagonista della canzone riesce a trovare dentro di sé la forza per andare avanti, per fare anche dei suoi errori una lezione di vita.                                                                              La canzone ha comunque avuto diverse interpretazioni: in una di queste Sally è una drogata, che per comprare dosi di droga si prostituisce. Le fragole del verso "e si potevano mangiare anche le fragole" starebbero ad indicare la droga, mentre “il fare la guerra” non sarebbe una guerra fisica, ma una guerra contro la dipendenza dalla droga. Una ragazza che vive la vita tristemente, cammina per strada senza guardare davanti, cioè davanti a sé non vede nulla e non ha più voglia di reagire contro la sua staticità. Ricorda un amore finito, e successivamente il ricordo si sbiadisce e la sua vita ora è più difficile,  si deprime per la sua vita passata, per la solitudine che l’ha accompagnata per tutto il tempo, senza potersi sfogare con nessuno perché nessuno potrebbe capire il suo stato d’animo. Il suo rumore preferito è la pioggia, perché rispecchia il suo umore e trova conforto e comprensione in essa.  Un’altra interpretazione ci propone Sally come una ragazza di Sarajevo, con la guerra che le ha tolto tutto e da cui fugge per poi, alla fine delle ostilità, intraprendere questo ipotetico viaggio verso casa che diventa un po’ il viaggio della vita. Alla fine Sally si rende conto che forse la vita non è finita che non è stato tutto perso, che quello che è successo purtroppo non si può cambiare e che anche dal male che si subisce bisogna trarre insegnamento.


http://www.youtube.com/watch?v=ID-mR--oQSE


Personalmente, e aldilá delle facili suggestioni dettate nel primo caso da passate esperienze giudiziarie del cantautore e nel secondo caso dal periodo in cui il brano fu composto, penso che la prima interpretazione sia quella più verosimile. Intanto perché è in qualche modo confermata dall’intervista a cui ho accennato prima e poi perché nelle sue canzoni Vasco Rossi, pur non disdegnando accenni precisi a problematiche sociali, ha sempre preferito presentare i suoi personaggi, soprattutto quelli femminili, sotto un aspetto più specificamente intimista.

Danilo Sidari - 2011

ETERNA LUNA

Terza puntata

Anche volendolo fare molto succintamente, non è proprio possibile per motivi di tempo, ripercorrere quel grande dramma storico, vissuto soprattutto al femminile, che fu l’Inquisizione. Troppe le connotazioni di ordine socio-politico e religioso che lo contraddistinsero e che andrebbero discusse. Mi limito quindi a farne cenno in questo contesto in cui voglio presentare una determinata figura femminile. E quella della cosiddetta strega è forse l’immagine più suggestiva, più fortemente radicata nell’immaginario collettivo popolare. Ma la Storia non è fatta di suggestioni più o meno paurose, “la Storia siamo noi” diceva De Gregori in una sua canzone; la Storia è fatta di persone e in questo caso di donne; e la cosiddetta strega è una donna che quasi sempre si ribella alla morale consolidata, che non rinuncia alle proprie scelte e che in molti casi queste scelte finisce con il pagarle con la vita.  
Tra i tanti episodi di processi per stregoneria, ne ho scelto uno in particolare, quello di Nogaredo del 1646, in quanto esso è narrato magistralmente in musica da Ivano Fossati nella canzone Lunario di Settembre del 1990.  La vicenda ha inizio a Nogaredo, nei pressi di Trento, il 24 novembre del 1646, data in cui Maria, nota con il soprannome di Mercuria, viene accusata di stregoneria per aver aiutato ad abortire una ricca donna del paese, la marchesa Bevilacqua. Un po’ per dissapori personali ma soprattutto per porre fine allo strazio della tortura fisica, Mercuria addita Domenica Chemelli e sua figlia Lucia di esser anche loro colpevoli. E’ l’inizio di una catena di accuse e di conseguenti interrogatori che allo scopo di ottenere le confessioni, vengono condotti anche torturando atrocemente le indiziate. Il processo dura  un anno e a nulla valgono le difese degli avvocati delle donne, il fatto che il Cancelliere era tirato direttamente nel processo per giudicare le donne che avrebbero ucciso sua  figlia e sua moglie, che le accuse iniziali erano mosse da chiara diffamazione tra donne che si accusavan l’un l’altra pur di salvarsi, che molte delle testimonianze furono suggerite dagli inquisitori durante le torture, che i medici affermarono che i molti “marchi del diavolo” ritrovati sui corpi delle giovani durante gli interrogatori ove venivano denudate e rasate completamente per scrutarne le parti più intime e segrete erano di origine naturale, e che, come si legge dagli atti della difesa “…se ad aprir una inquisizion criminale ponno bastare indizi ancor lievi, per carcerare se ne richiedono di fondati, per tormentare di urgenti, per condannare di chiari come la luce del sole…”.  Il 14 Aprile 1647 la sentenza venne eseguita dal boia Ludovico Oberdorfer di Merano: Domenica Chemella, Lucia Cadaven, Domenica, Isabetta e Polonia Graziadei, Caterina Baroni, Ginevra Chemola e Valentina Andrei, furono condannate alla decapitazione e al rogo dei loro corpi tenuta in località Giare e alla quale dovette assistere tutta la popolazione, pena un'ammenda di 25 ducati. I beni delle donne furono confiscati.


http://www.youtube.com/watch?v=TnPnoeAmvKI

Danilo Sidari - 2011