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Ho dovuto impormi una scadenza: oggi!
Diversamente avrei sempre trovato una scusa, almeno una, per non sedermi davanti allo schermo e iniziare a lavorare.
Fossero le sigarette finite o la voglia di un buon caffè, l'ora settimanale a squash o la finale di Champions League su Rai International, il contributo mensile alla rivista politically correct in lingua italiana o le partite a briscola con i bambini, il barbecue da Steve Musumeci o la cena a lume di candela da Alfredo at Bulletin Place, il ristorante italiano cool giù al Circular Quay, c'era ad ogni ora un pretesto per rimandare, rimandare, rimandare.
Ma bisogna pur scriverla ‘sta storia, no?
Una prova di maturità, una cerimonia d'iniziazione alla quale non ci si può sottrarre se non si vogliono seppellire sotto una rovinosa valanga di frustrazioni, di mea culpa e di conseguenti stati depressivi, le proprie fatue velleità letterarie e le già quasi inesistenti possibilità di guadagnarsi da vivere usando la scrittura. Quindi quella del romanzo è una carta che va assolutamente giocata: è determinante ed è insostituibile. E va giocata bene, naturalmente.
Perchè il romanzo non basta scriverlo: bisogna anche pubblicarlo. E poi, naturalmente, non guasterebbe che qualcuno lo leggesse.
Non posseggo purtroppo quelle doti di diplomazia che mi permetterebbero di andare ad elemosinare a un qualche ente più o meno culturale, le spese di tipografia per stampare mille copie. Se proprio nel mio karma c’è scritto che devo cambiare mestiere e diventare scrittore, preferisco la normale gavetta: i lavori cestinati, i premi letterari della profonda provincia, le manifestazioni culturali a tarallucci e Victoria Bitter.
Del resto, di quel migliaio di libri col mio nome stampato in copertina, almeno settantre andrebbero a impolverarsi nella libreria di benevoli parenti e amici e le altre novecentoventisette copie, imballate nei cartoni cerati delle banane, così da non subire i danni dell'umidità, finirebbero nella cantina di casa mia.
Bisogna che piaccia il romanzo! Altrimenti, se non piace, se noi sei riuscito a mettere in pratica tutti i piccoli e grandi accorgimenti che fanno di circa trecento parole una pagina leggibile, anche l'acquisizione di un generoso mecenate non farebbe che rimandare il momento della verità. Non servirebbe che ad allontanare nel tempo la sera in cui, magari resi baldanzosi da una buona bottiglia di Merlot e incuranti, perchè non più sobri, del male che ci stiamo arrecando, finiremmo per guardarci a uno specchio e quasi con spregio, come se quella riflessa non fosse la nostra immagine ma quella di un qualche povero diavolo su cui vomitare il nostro disprezzo, confesseremmo a noi stessi con un briciolo di commiserazione e tanto sarcasmo:
- Quello che scrivi non vale niente: lascia perdere.
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Ecco, la pagina è iniziata. Il titolo per adesso lo lascio in bianco - vediamo come si sviluppa - ma ho messo il numero del capitolo e posso iniziare a far lavorare le dita sulla tastiera facendo apparire sullo schermo le lettere, le parole, le frasi, la storia che devo raccontare.
Aspetto. Non succede niente. Accendo una sigaretta, aspiro profondamente, con voluttà, come direbbe quella buonanima di Luciano Tajoli. Ben presto non mi resta che il filtro tra le dita: non succede niente. È l'approccio che è sbagliato, mi dico: ti devi fare un bel caffè, con lo zucchero in precedenza sbattuto usando la prima goccia che esce dal beccuccio, così fa la cremina tipo bar. Poi, allora si che ci va la sigaretta. Solo dopo questi due riti propiziatori, ti puoi sedere e iniziare.
Mi alzo. Preparo e gusto il caffè. Tiro fuori dal pacchetto una seconda sigaretta e la spetazzo un po’ tra l'indice e il pollice così poi brucia meglio. Pezzetti di tabacco cadono sul pavimento: Dido, il piccolo cane apparentemente compreso nel prezzo dell’affitto settimanale della bicocca in cui vivo momentaneamente, si avvicina, annusa, starnutisce e torna agli affari suoi.
Quando anche questo secondo filtro finisce schiacciato nel posacenere, do uno sguardo attorno e la mia rapida panoramica termina inesorabilmente sullo schermo: è vuoto, desolatamente vuoto. Che nervi! Aspetto ancora un po’: non succede niente. Niente, neppure uno straccio di idea, un piccolo volo di fantasia, un refolo d'ispirazione. Che tragedia! Non mi esce proprio, ‘sta storia. Mi sto anche innervosendo. Meglio lasciar perdere per adesso, riproverò più tardi: è meglio andare a fare due passi e rilassarsi un po’ prima di riprovarci.
Indosso l'impermeabile, il vecchio cappello deformato, ché sto facendo la parte dell’intellettuale bucolico, tiro dietro di me la porta e mi avvio, seguito dal cagnetto, per le strade del piccolo borgo dove mi sono ritirato per trovare l’ispirazione.
Eppure devo riuscire ad esprimermi, voglio scriverlo questo romanzo. Sono o non sono una delle punte emergenti della letteratura italiana in New South Wales? Appartengo o no alla seconda generazione di scrittori italo-australiani di cui Nino Culotta è l’indiscusso capostipite? Nino Culotta, sebbene personaggio di fantasia, è il padre putativo di noi tutti artigiani della parola italica scritta, in Australia. Leggere They’re a weird mob, il romanzo delle sue avventure aussie alla fine degli anni ’50, è un’esperienza irrinunciabile. Poi, per colmo di sense of humour, esse sono narrate da un australo-irlandese, certo John O’Grady, e questo, si capisce, le rende veramente irresistibili anche se ogni volta che le rileggo, non capisco bene perché ma in gola mi resta un retrogusto amaro.
Ma eccomi arrivato al pub. Entro e almeno dodici teste si voltano a guardarmi. Il tempo di accostarmi al bancone e parte l’arcinota sequela di scherzi farciti di puntualizzazioni che definire campaniliste è un eufemismo: italiani tutti mafiosi, italiani tutti mussolini, italiani tutti cagasotto in guerra ed altre amenità di carattere squisitamente sessuale che non sto qui a riportare solo perché, malgrado tutto, mi resta un briciolo di decenza. Il tipo dietro al bancone non si tira indietro e da corda ai suoi clienti sfoderando un sorrisetto che la dice lunga sulla sua indiscutibile ospitalità. Comunque, esibendo falsa noncuranza, mi accosto al bancone e prima che abbia avuto effettivamente il tempo per pensare a cosa voglio bere, sento la mia voce ordinare un Ricard. Lui mi guarda tra lo stupito e l’incazzato: “Cos’è il Ricard?” mi chiedono i suoi occhi arrossati dalle pinte di bitter e dal fumo del mozzicone di sigaretta che penzola dalle sue labbra. - Eccolo lì, è arrivato il puzzanaso che fa l’uomo di mondo - sembra volermi dire. - Dove pensavi di essere in un bistrot sulla Canabière a Marsiglia - mi chiedo mentalmente io. Qui è l’outback australiano e chiedere un aperitivo francese può voler dire solo una cosa: sei uno con la puzza sotto il naso. Sei uno snob, uno di quei rompicoglioni, per di più straniero, che vengono dalla città a scombussolare con le loro stravaganze il nostro tran-tran giornaliero. Che qui all’unico pub di Mindugai, per tua informazione, mate, è costituito da camicie a quadrettoni di pesante flanella, scarponi infangati, puzza di sudore mista a quella del gregge, birra, rutti, scoregge, rugby league e grasse risate; ritorni a casa per una cena con due belle salsicce o una bistecca con contorno di verdure in scatola, mangiate davanti alla televisione guardando Sex & the City così, hai visto mai, se lei si aggalla e non ha l’emicrania, magari poi…chiaro, mate? - Insomma non potevi entrare ed ordinare una mezza pinta di birra - mi chiedo con biasimo. Così faccio, infatti, e l’atmosfera, che si era fatta un po’ tesa, ritorna rilassata. L’uomo sorride ora, se quel ghigno che ha stampato in faccia si può chiamare sorriso, e mi versa un boccale di birra.
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Son tornato in città e ho lavorato. Ho firmato un contratto per quattro piani di lavoro per cucina: roba da marmista. Due di giallo veneziano, una di Carrara e una di verde Guatemala. Belle! Stavolta, con Ennio, ci siamo superati: taglio preciso e fine, incastri perfetti, spessori adeguati e finiture al bacio. Pagavano veramente l’occhio. Specialmente l’ultima, quella di verde Guatemala. La casa dove l’abbiamo installata era un bel cottage inizio secolo, in blocchi di arenaria e legno, seminascosto in una macchia di eucalipti frondosi e immerso in quella verde penombra che da queste parti fa subito pensare alla giungla. La cucina poi, in legno di quercia stagionato, impreziosito da una lacca color terra di Siena bruciata, sembrava attendere da sempre quel ripiano marmoreo. Sebbene una lastra di marmo, per bella che sia, faccia inevitabilmente pensare a una tomba, ad un cimitero.
E non ho né ruttato e neanche scoreggiato e mi levavo gli scarponi sporchi di fango all’ingresso delle abitazioni dove stavo lavorando.
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Sono di nuovo a casa. Ho messo su Pino Daniele: mi va un pizzico di nostalgia del passato. Sono uscito dal pub dopo aver sorseggiato con calma un paio di Guinness che mi hanno fatto immalinconire un po’.
Hai visto mai che questa sia l’atmosfera giusta per tirare giù una paginetta?
Dai, forza, c’è la mortadella comprata ad Haberfield: un panino veloce, un bicchiere di Shiraz, un caffè e sono pronto. Ma pronto a fare cosa? A mettermi lì davanti a quello schermo e. a cercare di mentire anche a me stesso, con la storia del romanzo.
- Ma vai e ti curchi - esclamerebbe ironico il Di Cianni, intuendo immediatamente la realtà dei fatti: zero, niente! Una dozzina di cappelli abortiti miseramente dopo appena, nel caso migliore, mille battute.
Non posso fare altro che rifugiarmi nel racconto di me stesso, nella cronaca giornaliera, nel diario. Altro che vezzo giovanile, il diario: funziona sempre. Senti qua che letteratura…
Adesso sono quasi tre mesi che non entra una lira in casa e aldilà delle mie esigenze personali, che comunque sono parche e trascurabili, devo pensare a lei e ai bambini. Le cucine di marmo e granito sono un buon business, ma il lavoro non è più quello di una volta. Tutto appiattito per la troppa concorrenza: cinesi, pakistani, indiani, mediorientali: sembra che tutti si siano messi a lavorare il marmo ultimamente. La Pietà del Buonarroti non basta più a dare agli italiani la reputazione di buoni marmisti: ora trionfa l’interesse. O ci si adegua a certi ritmi o si soccombe perchè quando si cerca di offrire un prodotto finito un po’ più sofisticato, con una lavorazione più bella e ricercata, ci si scontra con i prezzi che la produzione semi-industriale dei laboratori asiatici può offrire sul mercato. E se vado a lavorare per altri, non ho più tempo per me e questo, proprio mentre io comincio a desiderare più tempo per sedermi e riflettere, scombussola un poco i miei piani. Più tempo per imparare a scrivere. Più tempo per fare tutta la chiarezza necessaria a far si che ciò che penso diventi una serie di frasi leggibili. Come adesso, vedi? Se non ti impalli con la menata del romanzo, ché tanto non sai tecnicamente come si fa a scriverlo e se capisci la bellezza dello scrivere raccontando di se stessi e di cose non necessariamente cervellotiche, ecco che scrivi. E viene anche fluido! Senza tanti ripensamenti sul termine più o meno appropriato, sull’aggettivo più consono. Di getto, come si dice. Poi vedi bene: in dieci minuti ottanta parole. Sai cosa significa questo? Una media, se si raggiunge una certa costanza, di quattrocento parole l’ora. Calcolando quattro ore al giorno, sono milleseicento parole e anche escludendo i fine settimana, festivi e compleanni, onomastici e matrimoni, ricorrenze e feste varie, anniversari e funerali, in due anni una persona dovrebbe essere in grado di mettere assieme uno scritto di almeno 120.000 parole. Oltre a mantenersi, naturalmente: articoli, recensioni, qualche bel discorso da mettere in bocca ad uno dei dignitari della nostra variopinta comunità italo-australiana...
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Dopo mezza bottiglia di Beaujolais ben fresco in circolo, in genere il buttare giù parole mi viene più fluido. E allora quella gran puttana della Luna mi manda una sua ancella a sussurrarmi cose malinconiche oppure allegre, belle o assolutamente inascoltabili, caste oppure estremamente lussuriose e improvvisamente è come se la tastiera, finalmente, dedicasse le sue attenzioni solo a me dopo aver flirtato con cani e porci! Così io, che sento spesso dire che bisogna fare come Giano il bifronte, dare uno sguardo nel passato tanto per vivere il presente con una prospettiva di futuro, mi lascio andare e seguo scrupolosamente il consiglio. E scrivo, caspita se scrivo.
Monday, November 16, 2015
Friday, November 13, 2015
Pinuccia e Lello - Amore e corna ai tempi di Facebook
Lui: metti la webcam
Lei: solo scritto
Lui: uhhhh...fa la preziosa la principessa...
Lei: no...è che sono in ufficio e non ho la webcam
Lui: e allora?
Lei: ihihihhi
Lui: cosa intendevi con il messaggio che ho letto oggi? riusciremo ecc ecc
Lui: alohaaaaaaaa...?
Lei: arrivo aspettaaaa
Lei: aluraaaa...
Lei: ...ciao innanzitutto
Lui: ciao cara, come và? quant'è...
Lei: tanto...
Lei: tempo
Lui: abbastanza! allora...1) non sovrascriviamoci. 2) se attacchi a scrivere io mi fermo..se poi cancelli mi girano...Ok?
Lei: oghei buana...ai zuoi ordini!!!
Lui: no è solo che cosi massimizziamo...bella parola eh?
Lei: bellissima
Lui: mi sto mangiando uno yogurt 3) prima di iniziare a rispondere contiamo fino a 5..nel caso che ci siamo dimenticati qualcosa ok?
Lei: ok
Lui: cosa intendevi con il messaggio che ho letto oggi...quello riusciremo a viverci come amici...ecc
Lei: se riusciremo a non incazzarci per motivi che potremo chiarire tranquillamente...
Lei: ...parlando da persone civili
Lui: sei sicura che mi hai detto tutto? che la intendi solo ed unicamente cosi?
Lei: beh sinceramente no
Lui: ah...ecco! mi stai già trattando "non da amico"...ps: vedi che funziona lo scambio con un po' di tempistica (altra bella parola)
Lei: no, io volevo sapere perché hai avuto quell'esplosione di rabbia...a me sembrava di essere stata molto chiara con la e-mail che ti ho mandato il giorno dopo
Lui: bene, allora te lo ripeto. da quando ci siamo ricollegati, cioè che ti ho ridato l’amicizia la prima volta, abbiamo detto cose, messo canzoni ecc ecc, che a me, forse mi sbaglio, ma mi sembra che flirtavamo. mi sbaglio?
Lei:...▓ ▓ ▓....
Lui: oiiiii..non si cancella, cazzo!!
Lei: io non ho cancellato niente, guarda che se a volte vedi che ci sto un po’ a rispondere è perché gira gente che il più delle volte si ferma dietro le mie spalle...
Lui: si o no? mi sbagliavo si o no?
Lei: allora Lello...cosa provo per te lo sai è un sentimento strano che mi prende la testa e il cuore però mi sono sentita molte volte rifiutata...ho capito benissimo il perché credimi...perché lo facevi...però a me quel comportamento mi ha fatto male.
Lui: Pinuccia...guarda che stiamo rifacendo la stessa strada e va a finire che litighiamo di nuovo. vorrei farti un certo discorso e tu, se vuoi ascoltarmi devi seguirmi un attimo. non intendo farti dire cose che non pensi. ti faccio delle domande tu puoi rispondere semplicemente con dei monosillabi
Lui: stavamo flirtando o no Pinuccia?
Lei: si
Lui: ohhh...ora si che ci entra il discorso di cosa provi per me, dei rifiuti ecc ecc. però ed è qui che io mi sono incazzato, tu hai...si insomma..tu hai..con coso lì... Luca...mentre flirtavi con me. è successo questo?
Lei: ho ritrovato la persona con cui ho passato degli anni bellissimi il giorno dopo che tu mi hai bannato...(strano il destino eh?)
Lui: ahhh ma allora mi vuoi prendere per il culo? io ti chiedo una cosa e tu me ne racconti un'altra. è successo o no Pinuccia?
Lei: si Lello è successo...però per favore non attaccarmi
Lui: ecco, io mi sono incazzato per quello! ora veniamo alle tue frequentazioni. esse sono ovviamente libere, ci mancherebbe! quello che però ci si aspetterebbe, se non come "amanti" almeno come "amici" e se non come amici almeno come segno di minimo rispetto, sarebbe quello di non....tenere un piede in due scarpe, come dicevano i vecchi. se tu, quando ci siamo sbannati mi avessi detto che...ecc ecc...tutto lo scazzo non sarebbe successo! ho detto. UGH!!
Lei: ma come facevo a dirtelo...togli l'amicizia e quindi per me volevi chiudere con me anche l'amicizia. E poi cazzo parli tu scusa? Arrivi, incontri romantici, facciamo, diciamo, qui e là...e poi quando dovevamo incontraci...stronzo...avevo organizzato tutto, i figli via mia marito via...la casa tutta per noi per un intero fine settimana e tu cosa hai fatto? Te ne sei andato in giro per l’Italia con quel puttanone, la strega lei..come si chiama più...Ornella...Lorella...Gabriella...
Lui: Ornella si chiama, Ornella! Ohhhh...io non ho impegni, non me ne sono presi, chiaro? Sei tu che parlavi d’amore qui...relazione là...
Lui: torniamo al discorso dell’amicizia di facebook, ok...io vorrei che tutti noi restassimo per magia per una settimana senza ‘sto cazzo di facebook...ma sei scema? io ti tolgo l'amicizia su fb..magari solo perché siccome mi sono incazzato con te..non ho voglia di leggere continuamente i tuoi post..ma l'amicizia, la tenerezza, il sentimento, il desiderio..cosa cazzo c'entrano con fb?... e tu pronta...nel letto con un altro...troia!
Lei: troia io...o faccia di merda...puttaniere che non sei altro....tu piuttosto, nel letto di quella bagascia...
Lui:...shhhh..sciushhh...comunque io, puttaniere come sono, dopo la sfuriata iniziale...ho capito che...cioè non ho capito...cuore, cara mia, tutto cuore...mi pesava...allora ho dovuto fare un po’ di lavoro tosto ed accellerato ma ci sono riuscito a passarci sopra...ed ho scritto che ti offrivo il mio perdono (non per la tua relazione) ma per avermi trattato in quel modo, corna e tutto. E tu cosa hai risposto? che non avevi niente da farti perdonare. Io parlavo del fatto che tu non mi avevi detto che avevi un altro e flirtavi con me...tu parlavi delle tue “evoluzioni acrobatiche” con...coso lì...
Lui: resti in silenzio? Ahhh non parli ora? T’è passata la boria ehhh? Vabbé va, scrivo tutto io!! Questo era il primo capitolo. Ora, prima di passare al terzo capitolo, bisogna naturalmente...affrontare il secondo. il quale può condensarsi in una domanda. intima. non sei obbligata a rispondere. diciamo che se rispondi possiamo passare al terzo capitolo, altrimenti possiamo fermarci al secondo. E ci fermiamo del tutto!!!! come sei messa in questo momento? stai vedendo il tipo, hai altre relazioni?
Lui: tanto che rispondi, se rispondi, io vado a fumare...
Lei: perché lo vuoi sapere Lello?
Lui: lo vorrei sapere perché il terzo capitolo riguarda noi, la nostra eventuale relazione.
Lei: quale relazione Lello...mi hai fatto chiaramente capire che non sarà mai possibile
Lui: perché scusa...hai deciso di venire a vivere oltreoceano?
Lei: no...........
Lui: Pinuccia...un conto è avere un sentimento...anche se tu dici che io non sono capace ed ho paura di avercelo’sto sentimento...un conto è viversi, vedersi, parlarsi, scoparsi...lo capisci no? cosa posso dirti...cosa devo dirti...ti amerò per sempre via fb?
Lei: ma perché a modo tuo mi avresti chiesto di venire a vivere oltreoceano?
Lui: oppure ti amerò una volta all'anno...15 giorni...quando vengo in ferie, poi torno a casa e ti amerò l'anno prossimo?
Lei: rispondi alla mia domanda di prima...mi hai chiesto di venire a vivere li con te?
Lui: no. non te l'ho chiesto perché non ti conosco cosi bene da essere sicuro di farti una richiesta cosi importante. tu mi chiederesti di mollare tutto e venire li? col cuore rispondi ..te la sentiresti di chiederlo? e non solo per egoismo..?
Lei: sei troppo realizzato dove vivi e no non me la sentirei per il momento almeno....
Lei: oiiiii....altra sigaretta?
Lui: non credo sia solo perché sono realizzato. forse un amore può coprire altre magagne se è per questo. forse anche tu hai, una volta che lasci un attimo da parte la pur bella sensazione di fascinazione, la consapevolezza che chiedere una cosa cosi senza le necessarie basi...con anche il rischio che magari non funziona...è forse un azzardo troppo grosso. e forse non me lo chiederesti perché sai che io ti direi che non posso. è un dramma mia cara. la voglia di...di provare...e la distanza. mi spiace. se fosse dipeso solo dalla mia razionalità, avrei troncato subito. ma, come ti ripeto e forse iniziarai a credermi...anche io ho un cuore...ho tirato...tirato...ho laciato le redini sempre più lasche...sempre di più...e adesso se vogliamo essere amici dobbiamo comportarci di conseguenza....ché amanti, tra corna e distanza e tutto, mi sa che non è possibile. vedi bene che non è che voglio curiosare nella tua vita. ma se ci dovessimo concedere di ricominciare a flirtare (e viste le cose in sospeso tra noi...niente di + facile) e poi tu hai uno li...insomma...ehhh...Pinuccia...non funziona, non credi?
Lui: alooohaaaaa
Lei: ho letto due volte quello che hai scritto
Lei: cosa provi per me Lello?
Lui: lo sai cosa provo per te, Pinuccia, ti voglio bene. ti sono affezionato. e mi piacerebbe essere li per rimediare agli errori che ho commesso quando c'ero. ecco, intanto scusa tanto, te lo devo. ma forse anzi senza forse...non avevo la bacchetta magica. io faccio ipotesi future senza crederci...ma quelle poi succedono. ma questo, ancora, dolorosamente lo ammetto, non cambia la realtà. allora, se come andiamo dicendo, ci vogliamo veramente bene, dobbiamo cambiare noi.
Lei: vedi Lello non esce la parola che avrei voluto sentirmi dire...
Lui: non esce perché se esce è peggio Pinù...e poi perché non si deve dire ti amo ad una donna a cui si tiene se non si è avuta la possibilità di costruire un sentimento su cose più solide di una pur bella fascinazione, di un bel desiderio non soddisfatto e di alcuni rimorsi per cose che si sarebbero volute fare e non si sono fatte. Ti prego capiscimi..
Lei: ti capisco Lellì...ti capisco, ascolta
Lui:: spero anche che apprezzi. ascolto...
Lui: dai dillo cristo...
Lei: ricominciamo da amici, come dici tu da amici che si vogliono bene...proviamo a ricostruire un rapporto fatto di complicità...di sorrisi, di attenzioni che solo noi possiamo capire e gustare
Lui: ok...ma a una condizione: tutti e due facciamo una lista di paletti invalicabili, poi li confrontiamo, quelli che sono in comune passano subito gli altri li discutiamo fino a trovare un accordo e poi, stabiliti i paletti, le regole se vuoi chiamarle così, ci atteniamo scrupolosamente (ih ih ih mi vien da ridere) ad esse. ci stai?
Lei: dimmi per che cosa ti viene da ridere poi ti dico se ci sto.....
Lui: Pinù...non me la fare annusare...porca puttana...
Lei: ehhhhhhhhhhh???????
Lei: ahahahahhaha...ma daiiiiiiiiiiii
Lui: ehhhhhhhhhh....
Lui: porca puttana era un turpiloquio...non era riferito a te, ben inteso...senti bimba io dovrei cercare di sdraiarmi un paio d'ore. è stata una bella chiacchierata...no la più bella fino ad ora. grazie. buonanotte.
Lei: buonanotte caro
Lei: e grazie
Lui: bacio
Lei: bacio
Lui: ohhh...non mi hai detto se ci stai?
Lei: tu mi hai detto perché ridevi? no !!! te lo dico solo quando mi dirai il perché delle risatine
Lei: a domani bell’uomo
Lei: ti voglio bene
Lui: no no aspetta te lo dico subito perché ridevo: perché pensavo che...ecco... siccome ...perché ti voglio e sarà dura non dirtelo mai...non cercare di lusingarti mai...di farti sentire bella...ecco perché...
Lei: ahhhh...ecco quindi i paletti...sarebbero...il tuo paletto???
Lei: scusa ma mi è scappata.........
Lei: perdona
Lui: si ma con sto perdono...non prendiamo il vizio nehh!! ok...allora?
Lei: si ci sto
Lei: vediamo però prima quali sono i tuoi paletti
Lui: no...appuntamento telematico, sulla parola che all'ora tale il giorno tale clicchiamo e mandiamo...ok?
Lei: non ho capito un cazzo ma va bene...okkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkk
Lui: li mandiamo a Camilla tutti e due lo stesso giorno alla stessa ora e poi le li smista al destinatario
Lei: O Lello...non capisco cosa vuoi dire
Lui: li mandiamo (i paletti) a Camilla Balestra...che ci fidiamo tutti e due di lei, giusto?...e poi lei mi manda a me i tuoi e a te i miei
Lei: ahhhh....i paletti; e scusa non possiamo farlo tra noi?
Lui: si che possiamo...ma bisogna essere onesti e precisi...
Lui: comunque sappi che io con Camilla ho parlato un po' di noi...
Lei: sono sincera con te...anch'io
Lui: e allora...vedi che fai tante storie...!! Va bene, va, adesso vado. ciao. e stanotte vedi di dormire...♥ ♥
Lei: stanotte....sogno, amico mio...ahahahahahah...ciaooooo ♥ ♥
Lei: solo scritto
Lui: uhhhh...fa la preziosa la principessa...
Lei: no...è che sono in ufficio e non ho la webcam
Lui: e allora?
Lei: ihihihhi
Lui: cosa intendevi con il messaggio che ho letto oggi? riusciremo ecc ecc
Lui: alohaaaaaaaa...?
Lei: arrivo aspettaaaa
Lei: aluraaaa...
Lei: ...ciao innanzitutto
Lui: ciao cara, come và? quant'è...
Lei: tanto...
Lei: tempo
Lui: abbastanza! allora...1) non sovrascriviamoci. 2) se attacchi a scrivere io mi fermo..se poi cancelli mi girano...Ok?
Lei: oghei buana...ai zuoi ordini!!!
Lui: no è solo che cosi massimizziamo...bella parola eh?
Lei: bellissima
Lui: mi sto mangiando uno yogurt 3) prima di iniziare a rispondere contiamo fino a 5..nel caso che ci siamo dimenticati qualcosa ok?
Lei: ok
Lui: cosa intendevi con il messaggio che ho letto oggi...quello riusciremo a viverci come amici...ecc
Lei: se riusciremo a non incazzarci per motivi che potremo chiarire tranquillamente...
Lei: ...parlando da persone civili
Lui: sei sicura che mi hai detto tutto? che la intendi solo ed unicamente cosi?
Lei: beh sinceramente no
Lui: ah...ecco! mi stai già trattando "non da amico"...ps: vedi che funziona lo scambio con un po' di tempistica (altra bella parola)
Lei: no, io volevo sapere perché hai avuto quell'esplosione di rabbia...a me sembrava di essere stata molto chiara con la e-mail che ti ho mandato il giorno dopo
Lui: bene, allora te lo ripeto. da quando ci siamo ricollegati, cioè che ti ho ridato l’amicizia la prima volta, abbiamo detto cose, messo canzoni ecc ecc, che a me, forse mi sbaglio, ma mi sembra che flirtavamo. mi sbaglio?
Lei:...▓ ▓ ▓....
Lui: oiiiii..non si cancella, cazzo!!
Lei: io non ho cancellato niente, guarda che se a volte vedi che ci sto un po’ a rispondere è perché gira gente che il più delle volte si ferma dietro le mie spalle...
Lui: si o no? mi sbagliavo si o no?
Lei: allora Lello...cosa provo per te lo sai è un sentimento strano che mi prende la testa e il cuore però mi sono sentita molte volte rifiutata...ho capito benissimo il perché credimi...perché lo facevi...però a me quel comportamento mi ha fatto male.
Lui: Pinuccia...guarda che stiamo rifacendo la stessa strada e va a finire che litighiamo di nuovo. vorrei farti un certo discorso e tu, se vuoi ascoltarmi devi seguirmi un attimo. non intendo farti dire cose che non pensi. ti faccio delle domande tu puoi rispondere semplicemente con dei monosillabi
Lui: stavamo flirtando o no Pinuccia?
Lei: si
Lui: ohhh...ora si che ci entra il discorso di cosa provi per me, dei rifiuti ecc ecc. però ed è qui che io mi sono incazzato, tu hai...si insomma..tu hai..con coso lì... Luca...mentre flirtavi con me. è successo questo?
Lei: ho ritrovato la persona con cui ho passato degli anni bellissimi il giorno dopo che tu mi hai bannato...(strano il destino eh?)
Lui: ahhh ma allora mi vuoi prendere per il culo? io ti chiedo una cosa e tu me ne racconti un'altra. è successo o no Pinuccia?
Lei: si Lello è successo...però per favore non attaccarmi
Lui: ecco, io mi sono incazzato per quello! ora veniamo alle tue frequentazioni. esse sono ovviamente libere, ci mancherebbe! quello che però ci si aspetterebbe, se non come "amanti" almeno come "amici" e se non come amici almeno come segno di minimo rispetto, sarebbe quello di non....tenere un piede in due scarpe, come dicevano i vecchi. se tu, quando ci siamo sbannati mi avessi detto che...ecc ecc...tutto lo scazzo non sarebbe successo! ho detto. UGH!!
Lei: ma come facevo a dirtelo...togli l'amicizia e quindi per me volevi chiudere con me anche l'amicizia. E poi cazzo parli tu scusa? Arrivi, incontri romantici, facciamo, diciamo, qui e là...e poi quando dovevamo incontraci...stronzo...avevo organizzato tutto, i figli via mia marito via...la casa tutta per noi per un intero fine settimana e tu cosa hai fatto? Te ne sei andato in giro per l’Italia con quel puttanone, la strega lei..come si chiama più...Ornella...Lorella...Gabriella...
Lui: Ornella si chiama, Ornella! Ohhhh...io non ho impegni, non me ne sono presi, chiaro? Sei tu che parlavi d’amore qui...relazione là...
Lui: torniamo al discorso dell’amicizia di facebook, ok...io vorrei che tutti noi restassimo per magia per una settimana senza ‘sto cazzo di facebook...ma sei scema? io ti tolgo l'amicizia su fb..magari solo perché siccome mi sono incazzato con te..non ho voglia di leggere continuamente i tuoi post..ma l'amicizia, la tenerezza, il sentimento, il desiderio..cosa cazzo c'entrano con fb?... e tu pronta...nel letto con un altro...troia!
Lei: troia io...o faccia di merda...puttaniere che non sei altro....tu piuttosto, nel letto di quella bagascia...
Lui:...shhhh..sciushhh...comunque io, puttaniere come sono, dopo la sfuriata iniziale...ho capito che...cioè non ho capito...cuore, cara mia, tutto cuore...mi pesava...allora ho dovuto fare un po’ di lavoro tosto ed accellerato ma ci sono riuscito a passarci sopra...ed ho scritto che ti offrivo il mio perdono (non per la tua relazione) ma per avermi trattato in quel modo, corna e tutto. E tu cosa hai risposto? che non avevi niente da farti perdonare. Io parlavo del fatto che tu non mi avevi detto che avevi un altro e flirtavi con me...tu parlavi delle tue “evoluzioni acrobatiche” con...coso lì...
Lui: resti in silenzio? Ahhh non parli ora? T’è passata la boria ehhh? Vabbé va, scrivo tutto io!! Questo era il primo capitolo. Ora, prima di passare al terzo capitolo, bisogna naturalmente...affrontare il secondo. il quale può condensarsi in una domanda. intima. non sei obbligata a rispondere. diciamo che se rispondi possiamo passare al terzo capitolo, altrimenti possiamo fermarci al secondo. E ci fermiamo del tutto!!!! come sei messa in questo momento? stai vedendo il tipo, hai altre relazioni?
Lui: tanto che rispondi, se rispondi, io vado a fumare...
Lei: perché lo vuoi sapere Lello?
Lui: lo vorrei sapere perché il terzo capitolo riguarda noi, la nostra eventuale relazione.
Lei: quale relazione Lello...mi hai fatto chiaramente capire che non sarà mai possibile
Lui: perché scusa...hai deciso di venire a vivere oltreoceano?
Lei: no...........
Lui: Pinuccia...un conto è avere un sentimento...anche se tu dici che io non sono capace ed ho paura di avercelo’sto sentimento...un conto è viversi, vedersi, parlarsi, scoparsi...lo capisci no? cosa posso dirti...cosa devo dirti...ti amerò per sempre via fb?
Lei: ma perché a modo tuo mi avresti chiesto di venire a vivere oltreoceano?
Lui: oppure ti amerò una volta all'anno...15 giorni...quando vengo in ferie, poi torno a casa e ti amerò l'anno prossimo?
Lei: rispondi alla mia domanda di prima...mi hai chiesto di venire a vivere li con te?
Lui: no. non te l'ho chiesto perché non ti conosco cosi bene da essere sicuro di farti una richiesta cosi importante. tu mi chiederesti di mollare tutto e venire li? col cuore rispondi ..te la sentiresti di chiederlo? e non solo per egoismo..?
Lei: sei troppo realizzato dove vivi e no non me la sentirei per il momento almeno....
Lei: oiiiii....altra sigaretta?
Lui: non credo sia solo perché sono realizzato. forse un amore può coprire altre magagne se è per questo. forse anche tu hai, una volta che lasci un attimo da parte la pur bella sensazione di fascinazione, la consapevolezza che chiedere una cosa cosi senza le necessarie basi...con anche il rischio che magari non funziona...è forse un azzardo troppo grosso. e forse non me lo chiederesti perché sai che io ti direi che non posso. è un dramma mia cara. la voglia di...di provare...e la distanza. mi spiace. se fosse dipeso solo dalla mia razionalità, avrei troncato subito. ma, come ti ripeto e forse iniziarai a credermi...anche io ho un cuore...ho tirato...tirato...ho laciato le redini sempre più lasche...sempre di più...e adesso se vogliamo essere amici dobbiamo comportarci di conseguenza....ché amanti, tra corna e distanza e tutto, mi sa che non è possibile. vedi bene che non è che voglio curiosare nella tua vita. ma se ci dovessimo concedere di ricominciare a flirtare (e viste le cose in sospeso tra noi...niente di + facile) e poi tu hai uno li...insomma...ehhh...Pinuccia...non funziona, non credi?
Lui: alooohaaaaa
Lei: ho letto due volte quello che hai scritto
Lei: cosa provi per me Lello?
Lui: lo sai cosa provo per te, Pinuccia, ti voglio bene. ti sono affezionato. e mi piacerebbe essere li per rimediare agli errori che ho commesso quando c'ero. ecco, intanto scusa tanto, te lo devo. ma forse anzi senza forse...non avevo la bacchetta magica. io faccio ipotesi future senza crederci...ma quelle poi succedono. ma questo, ancora, dolorosamente lo ammetto, non cambia la realtà. allora, se come andiamo dicendo, ci vogliamo veramente bene, dobbiamo cambiare noi.
Lei: vedi Lello non esce la parola che avrei voluto sentirmi dire...
Lui: non esce perché se esce è peggio Pinù...e poi perché non si deve dire ti amo ad una donna a cui si tiene se non si è avuta la possibilità di costruire un sentimento su cose più solide di una pur bella fascinazione, di un bel desiderio non soddisfatto e di alcuni rimorsi per cose che si sarebbero volute fare e non si sono fatte. Ti prego capiscimi..
Lei: ti capisco Lellì...ti capisco, ascolta
Lui:: spero anche che apprezzi. ascolto...
Lui: dai dillo cristo...
Lei: ricominciamo da amici, come dici tu da amici che si vogliono bene...proviamo a ricostruire un rapporto fatto di complicità...di sorrisi, di attenzioni che solo noi possiamo capire e gustare
Lui: ok...ma a una condizione: tutti e due facciamo una lista di paletti invalicabili, poi li confrontiamo, quelli che sono in comune passano subito gli altri li discutiamo fino a trovare un accordo e poi, stabiliti i paletti, le regole se vuoi chiamarle così, ci atteniamo scrupolosamente (ih ih ih mi vien da ridere) ad esse. ci stai?
Lei: dimmi per che cosa ti viene da ridere poi ti dico se ci sto.....
Lui: Pinù...non me la fare annusare...porca puttana...
Lei: ehhhhhhhhhhh???????
Lei: ahahahahhaha...ma daiiiiiiiiiiii
Lui: ehhhhhhhhhh....
Lui: porca puttana era un turpiloquio...non era riferito a te, ben inteso...senti bimba io dovrei cercare di sdraiarmi un paio d'ore. è stata una bella chiacchierata...no la più bella fino ad ora. grazie. buonanotte.
Lei: buonanotte caro
Lei: e grazie
Lui: bacio
Lei: bacio
Lui: ohhh...non mi hai detto se ci stai?
Lei: tu mi hai detto perché ridevi? no !!! te lo dico solo quando mi dirai il perché delle risatine
Lei: a domani bell’uomo
Lei: ti voglio bene
Lui: no no aspetta te lo dico subito perché ridevo: perché pensavo che...ecco... siccome ...perché ti voglio e sarà dura non dirtelo mai...non cercare di lusingarti mai...di farti sentire bella...ecco perché...
Lei: ahhhh...ecco quindi i paletti...sarebbero...il tuo paletto???
Lei: scusa ma mi è scappata.........
Lei: perdona
Lui: si ma con sto perdono...non prendiamo il vizio nehh!! ok...allora?
Lei: si ci sto
Lei: vediamo però prima quali sono i tuoi paletti
Lui: no...appuntamento telematico, sulla parola che all'ora tale il giorno tale clicchiamo e mandiamo...ok?
Lei: non ho capito un cazzo ma va bene...okkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkk
Lui: li mandiamo a Camilla tutti e due lo stesso giorno alla stessa ora e poi le li smista al destinatario
Lei: O Lello...non capisco cosa vuoi dire
Lui: li mandiamo (i paletti) a Camilla Balestra...che ci fidiamo tutti e due di lei, giusto?...e poi lei mi manda a me i tuoi e a te i miei
Lei: ahhhh....i paletti; e scusa non possiamo farlo tra noi?
Lui: si che possiamo...ma bisogna essere onesti e precisi...
Lui: comunque sappi che io con Camilla ho parlato un po' di noi...
Lei: sono sincera con te...anch'io
Lui: e allora...vedi che fai tante storie...!! Va bene, va, adesso vado. ciao. e stanotte vedi di dormire...♥ ♥
Lei: stanotte....sogno, amico mio...ahahahahahah...ciaooooo ♥ ♥
Thursday, January 2, 2014
Anno nuovo....
...vita solita! Ma ai pochi superstiti che leggono questa pagina auguro un buon 2014, in salute prima di tutto, sereno e magari con qualche bella soddisfazione professionale.
Se vivete in Italia, provate con la magia (quella bianca, mi raccomando ché con quella nera ci si può far male). Affettuosamente, Danilo
Se vivete in Italia, provate con la magia (quella bianca, mi raccomando ché con quella nera ci si può far male). Affettuosamente, Danilo
Wednesday, October 23, 2013
Friday, September 6, 2013
FEMMINA IN VIOLA
T’ho vista stanotte in sogno.
Prototipo di desiderio.
I tacchi alti, le calze smagliate,
il trucco sfatto.
Un tubino viola aderente.
E ci venivo sai, con te,
si che ci venivo, come sempre.
Da secoli.
Ad un tratto però ho capito
e la paura, nelle vene,
m’ha gelato il sangue.
Non ancora, mi hai detto,
con voce rauca, suadente.
Ma conosco quello sguardo,
conosco quel sorriso.
Tenero e laido a un tempo
da vajassa che t’adesca.
Primi approcci, ho pensato sornione,
ma al risveglio ero ansimante.
Danilo Sidari - 2013
Prototipo di desiderio.
I tacchi alti, le calze smagliate,
il trucco sfatto.
Un tubino viola aderente.
E ci venivo sai, con te,
si che ci venivo, come sempre.
Da secoli.
Ad un tratto però ho capito
e la paura, nelle vene,
m’ha gelato il sangue.
Non ancora, mi hai detto,
con voce rauca, suadente.
Ma conosco quello sguardo,
conosco quel sorriso.
Tenero e laido a un tempo
da vajassa che t’adesca.
Primi approcci, ho pensato sornione,
ma al risveglio ero ansimante.
Danilo Sidari - 2013
Wednesday, August 14, 2013
Schizophrenia @ Mosman Arts Gallery
La presentazione ufficiale in Australia della mia raccolta di racconti brevi: la prima, mi auguro, di una lunga serie.
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